Storie

Testimonianze sulle vittime del 23 agosto 1944.

ALBANI Secondina e Daniele (anni 2 e 8): erano i due figlioletti del capo centrale, abitavano nella casa dei dipendenti, nel cortile della Centrale; la casa fu colpita così come la Centrale: sembrava una pentola, veniva fuori tanto di quel fumo… era impressionante.

ALIBERTI Basilio e Antonina SPINELLA con Antonino e Raffaele (anni 4 e 5): erano una famiglia di siciliani, papà, mamma e due figli, che abitavano al Marchetto, nella casa dei Boita; il papà faceva il calzolaio e sono morti tutti insieme.

ANGELIN DUCLOS Giovanni Battista: era un uomo di Fontainemore, di circa 50 anni, che non era sposato ed abitava in Via Roma.

ARDISSONE Pierino ed Ernesta VACCHINO (anni 10 e anni 50): erano mamma ed il figlio della famiglia Ardissone, il fotografo; la loro casa era di fianco al ponte nuovo, sul lato destro, accanto alle Scuole Elementari, è stata centrata in pieno da una bomba, che avrebbe dovuto cadere sul ponte, e si è disintegrata completamente. Pierino, il bambino, non è mai più stato ritrovato e la mamma, invece, per lo spostamento d’aria, è stata ritrovata dall’altra parte del Lys, verso i Giardini Pubblici.

ARVAT Solange: era una “bonne”(donna di servizio) di Carema che lavorava all’Albergo Ponte Romano, è morta nel totale crollo dell’edificio; aveva solo 19 anni.

BASTIANELLO (tutta la famiglia: il padre Bruno, la mamma Elena, la bimba Maria Luisa e la nonna Regina BARALDO): erano venuti da Padova; il padre lavorava all’ILSSA, abitavano in Via Roma, dove c’erano molti immigrati. La mamma Elena Salvo e la nonna Regina Baraldo sono state trovate morte, invece Bruno e la bimba Maria Luisa, sono scomparsi.

BELTRAMELLI Rosina- CASALE Luigi e BELTRAMELLI Annamichelina (anni 2 e 6): Rosina era la moglie di “Notto” Casale ed è morta con il suo bambino Luigi, di due anni; insieme a loro c’era la nipotina Annamichelina, figlia di Aldo.

BERSANI Artemio-Rosina-Vincenza e Andreina Porté (anni 9-8-5 e 23): erano mamma e tre figli; Andreina era una sorella della signora Penato; abitavano in Via Roma; si è salvato solo il marito, perché lavorava all’ILSSA ed in quel momento era in fabbrica.

BERTARIONE Emilia ved. CUATTO: era una signora molto benestante che abitava al Marchetto; di lei si è trovata solo più la testa; poco prima era andata dal parrucchiere per farsi pettinare… Tutte le belle cose della sua casa sono state rubate…

BERTO Bona in BRASOLIN: era una veneta, moglie di Abbondio, abitava in Via Roma, proprio nella stessa casa in cui abitavano la Bosonin ed anche i Cappellin, dove ora c’è quel giardinetto, dietro all’Hôtel Ponte Romano. Il suo corpo non si è mai ritrovato.

BOITA Maria ved. BELTRAMELLI: era un’anziana zia dei Boita, vedova di Sante Beltramelli; abitava anche lei al Marchetto, nella zona più colpita.

BORDONE Guido e GALLO Maria (anni 13 e 45): erano il figlio e la moglie del lattoniere Bordone, che aveva il negozio in un prefabbricato a forma di chalet di legno, proprio a ridosso della spalla del Ponte Nuovo, davanti ad Ardissone. La signora, Maria Gallo, è morta nella sua casa di Via Roma, invece il figlio Guido, era quasi sul ponte, con la cugina Adele Nicoletta; stavano andando a comprare le caramelle. La cugina è morta sul colpo e lui ha perso una gamba. I Vigili del Fuoco di Aosta l’hanno estratto, poi è stato trasportato all’ospedale di Ivrea (con la Ines Chiapusso ed altri 12 o 13 feriti gravi), col primo camion che è partito. Purtroppo, dopo una notte terribile tra i lamenti, in quello stanzone pieno di feriti, appoggiati anche per terra su lenzuola, è morto al mattino successivo per emorragia.

BOSONIN Maria in UGONINO GRALINO: era la mamma di Andrea Ugonino (che allora era partigiano con Bono), la chiamavano “ MAIN CUNSO”; è morta nella casa di Via Roma; in quel momento, insieme a lei, c’era la nipotina Clementina Paolina MOLINO.

BREDA Mario ed Augusto (anni 5 e 7): erano due fratellini, figli di un operaio vicentino, che si chiamava Romano. Si trovavano in piazza a giocare a biglie.

BRESSANINI Emilia in RONCALLI: era una bergamasca, trasferitasi qui sempre per il lavoro dell’ILSSA; ha lasciati soli il marito Mario ed una bambina.

BUGNI Maria Anna in ILARI: era la figlia della vecchia Bugni che abitava in Via Roma; era sposata con il ferroviere Ilari ed ha lasciato una bambina, allevata poi dalla nonna. Era al lavatoio.

BUSCA Emilio: faceva il barbiere ed aveva il negozio nella stessa casa degli Ardissone, a lato del ponte, casa centrata in pieno da una bomba. Era il marito della signora Nautaide Peretti. In quel momento con lui, nel negozio, si trovava un cliente che si tagliava i capelli, il povero Vittorio Vallomy di Lillianes.

CAPPELLIN Eva ed Antonio: erano una figlia col padre vedovo; la ragazza lavorava alla Posta ed avrebbe dovuto sposarsi una settimana dopo il fatto.

CAPPELLIN Maria Virginia: era una donna anziana e nubile, che abitava all’inizio di Via Roma. È morta nella sua casa e tutta la sua biancheria è stata rubata, perché i suoi parenti non hanno trovato più nulla.

CAPPELLIN Vittoria – GLESAZ Marcello e CAUDA Cornelia: Vittoria abitava in Via Roma con il figlio Marcello che faceva il postino ed era sposato con Cornelia. La loro casa è crollata, seppellendoli tutti e tre insieme. Anche a loro hanno rubato tutto quel che c’era.

CARLEVATO Oreste: era il marito di Amalia Mattioda; faceva il macellaio ed aveva casa e macelleria dove adesso c’è il negozio “Il fiore all’occhiello”, appena prima delle Scuole Elementari, di fronte ai portici. Il macellaio Carlevato è morto, però, all’angolo tra Via Baraing e Via Motta, colpito dalle schegge di una bomba. Stava scappando verso i prati, perché aveva visto gli aerei che sganciavano. Sua moglie, Amalia, era rimasta in casa, infatti le è crollato tutto addosso. È riuscita a tirarsi fuori da sola dalle macerie e, tutta ferita, è corsa subito a cercare il marito, ma quando l’ha trovato era già morto. Sua figlia Vanda si è miracolosamente salvata, perché quel giorno era dai nonni a Castellamonte.

CASALATINA Onorino e Silvano (anni 9 e 7 ): erano i due figlioletti della famiglia Casalatina, che abitava in Via Roma, nella casa vicina a quella dei Bordone. I due bambini avevano appena preso a casa la merenda ed erano scesi a giocare in piazza, vicino al monumento, con i loro amichetti. Il corpo di Onorino non è più stato ritrovato. Veramente si era trovato un corpicino, che faceva pensare fosse lui, ma la madre, impazzita dal dolore, non l’ha voluto riconoscere, sperando che si fosse salvato e fosse ancora vivo, magari all’ospedale. Più tardi è riuscita ad avere ancora un figlio e lo ha chiamato Silvano, come quello ritrovato morto.

CASALE-BRUNETTO Alfonsina: era una donna nubile, zia di Rosina, che teneva un negozietto di commestibili, più o meno dove adesso c’è l’agenzia dei pullman sotto i portici. Quel negozio era lungo una stradina, che, dalla piazza, portava in Via Roma.

CHANOUX Maria Elena ved. THEDY: era la vedova del sarto Cristoforo Thedy, che aveva il negozio di tessuti dove adesso c’è l’ ultima casa di Via Emile Chanoux, prima di arrivare alle Scuole Elementari (Trinelli Auto) in direzione del ponte.

CHENUIL Jolanda in MANNINI e CHENUIL Giovanni Battista: erano una figlia col padre vedovo e vivevano insieme. Jolanda aveva sposato Urbano Mannini ed aveva un figlio, Franco. Abitavano al Marchetto, in quella casa proprio sotto la roccia del Trasformatore.

CHIAPUSSO Ines (anni 13): era una bella bambina che stava andando a cercare del pane nel negozio di Mirella Gatta, con la sua amica Ada Clerin; proprio passando davanti ad Ardissone è stata colpita da una scheggia alla testa. È morta assistita dalla sorella Cesira, che è riuscita a salire sul primo camion di feriti estratti dai Vigili del Fuoco di Aosta e trasportati all’Ospedale Civico di Ivrea.

CHIARA Alessandrina in YOCCOZ: era la madre di Marco e Pina ed abitava in Via Roma, nella stessa casa dei Bosonin e dei Cappellin; in quella casa sono morti tutti, non si è salvato nessuno.

CLERINO Annette ved. BERTINO: era la suocera di Ines Yeuillaz, la mamma di Amelio e di Aldo, abitava all’inizio di Via Roma ed è morta nella sua casa.

COMINOTTI Candida in BINEL: era la sorella di Marcella, abitava a Donnas, perché era sposata da poco con Mario, ma quel giorno era venuta a trovare i suoi, che abitavano al Marchetto, la zona più colpita. È morta all’Ospedale di Ivrea per tetano.

CREUX Luigi: era il marito di Matilde Clos ed aveva due figlie; era il proprietario dell’ Albergo Nazionale, che era proprio lì sulla piazza, più o meno all’altezza dell’attuale Bar Centro. L’Albergo è crollato completamente:

DELLEA Flora Angiolina (anni 15): era la figlia maggiore del vedovo Giovanni Dellea, viveva con la nonna ed tre fratelli in Via Roma, davanti alla chiesetta di San Giacomo ed è morta lì.

DELLEA Rocco e Marcellina: erano marito e moglie, con più figli, tra cui due partigiani con Bono; abitavano nella casetta di Gianoglio, che si trova in via Baraing, appena prima dell’Asilo. Erano seduti in cortile all’ombra, quando sono cadute le bombe. Sono morti entrambi per lo spostamento d’aria, perché non avevano ferite sul corpo.

DELLEANI Giuseppina in CODA: era la sorella della signora Ronchetta. Teneva una merceria sul lato sinistro del ponte nuovo, in direzione di Carema; è morta nelle rovine del suo negozio.

DOVEIL Bruno: era sceso da Plan de Brun col fratello Germain; stavano passando sul ponte nuovo, perché erano andati dal tabaccaio a comprare dei fiammiferi. Bruno è morto sul colpo, mentre Germain si è ritrovato scaraventato, dallo spostamento d’aria, addirittura davanti al Bazar, all’imbocco di Via Roma, era incolume!

DOVICO Luigia in GHIROTTI: era la mamma di tutti i Ghirotti, Plinio, Farma, Zita e Marisa; è morta nella stessa casa in cui abitavano i Milani, a lato della cappella San Giacomo.

DUGUET Piero e Mario: erano due fratelli, tragicamente accomunati dal destino. Piero aveva sposato Elisa Boita e Mario, Ida Neyvoz. Piero è morto nel mulino, che era sulla piazza, dove è stato intrappolato anche il panettiere Vola, che si è salvato. Mario, invece, era appena uscito dal Comune, dove era andato per la carta d’identità, poi si era diretto verso la trattoria Tabasso per andare a bere un caffé col signor Natalino Gatta. Lì è stato schiacciato dalle macerie, sotto il banco di mescita, dove era intrappolata anche la padrona, Paolina Tabasso, salvata dopo molte ore. Quando la dovevano tirare fuori, c’era tanta gente che guardava e gridava:“ Maledetti Inglesi!”, perché allora si pensava che fossero stati gli Inglesi a bombardare…

FAVRE Edoardo: era il marito della signora Clotilde Artaz ed aveva due bei ragazzi. Era il direttore della Cassa di Risparmio. Di lui si è ritrovato solo più un braccio, proprio nell’ultimo giro di strada che porta al Marchetto. Poveretto, stava andando dal ciabattino Aliberti, per farsi risuolare un paio di scarpe.

FERRARIS Eugenia ved. OLIVIERO: era la mamma di Clotilde, che aveva un negozio di commestibili in Via Roma, dove ora c’è il ciabattino. È morta nella sua casa, vicino al negozio.

FRESCOT Giovanni e Luigia POZZAN: erano marito e moglie, abitavano anche loro in Via Roma e sono morti insieme sotto le macerie della loro casa. Hanno lasciato soli due ragazzi: uno era partigiano con Bono e l’altro, Carlo, di 15 anni, se lo è poi preso una zia.

GABAGLIO Marina e Pilade FERRINI: era una ragazza di Milano, che lavorava come impiegata all’ILSSA, nel reparto Chimica. Pilade era suo cognato, un toscano di Livorno, ed aveva sposato Giulia Tosca Gabaglio, milanese. Abitavano entrambi in Via Roma.

GERMANO Franco (anni 11): era il figlio di Aldo Germano, che abitava anche lui sulla piazza, in una casa che è andata completamente distrutta. Anche lui era lì in piazza e giocava con i suoi amichetti.

GIGLIO-TOS Angelo: era il fratello di Maria, la moglie di Arnaldo Comincini; abitava in Via Roma, in una casa a lato dell’arco della Breda.

MANGANONE Giacomo ed Esterina (29 e 24 anni): erano due fratelli, nel fiore degli anni; sono morti in Via Roma, nell’attuale casa Manganone, a fianco della Salita San Giacomo.

MARTINETTI Maria: era una donna di Carema, che era venuta a Pont per vendere dei fichi; di lei si è trovata solo più la gerla. DISPERSA! Veramente si era trovato, tanto tempo dopo, un corpo di donna, più o meno nella casa accanto alla caserma. Doveva essere il suo, ma i parenti non l’hanno riconosciuta, perché non corrispondeva il colore del vestito, poi era solo lungo mezzo metro, insomma era irriconoscibile.

MILANI Giancarlo e Mosè (anni 7 e 35): erano il bimbo col suo papà, della famiglia dei Milani, che abitavano in Via Roma, nella casa adiacente la Cappella San Giacomo. Il capofamiglia era uscito col turno delle 14, dall’ILSSA, e si trovava a casa con la moglie ed i figli. La moglie Giulia Perdon e la figlia Elena sono rimaste seppellite per ore nelle rovine della casa, poi sono state trovate ancora vive e si sono miracolosamente salvate.

MINELLONO Giulio: faceva il panettiere ed è morto nel cortile della trattoria Tabasso, mentre aspettava di fare una partita a carte con i suoi amici, il messo comunale Tramontana ed il daziere Perino. Doveva arrivare anche Giocondo Neyvoz, che era in ritardo e che, per questo, si è salvato.

MOLINO Giuseppe e Paolina Clementina Eva ( anni 8 e 3): erano due fratellini, figli del fabbro Oreste Molino e di Pina Beuchod. Sono morti tutti e due insieme, mentre il fratello Augusto è stato ferito da una scheggia alla testa e si è salvato.

NEGRI Rachele in MARZONE: era la moglie di Cornelio, il pastore protestante ed abitava proprio in faccia alla scalinata di San Giacomo. Anche il figlio Claudio è stato ferito; era compagno di scuola di Augusto Molino e tutti e due hanno riportato ferite gravi. Quando sono tornati a scuola erano ancora tutti piagati, perché le ferite, a quel tempo, senza i medicinali adatti, stentavano a rimarginarsi.

NEYVOZ Primo: era il figlio unico del proprietario della casa dei Badery, in piazza I Maggio. Si trovava al Bosc Daré, per fare una passeggiata, ed è stato colpito da una delle tre bombe sganciate ritardate, che sono finite proprio lì.

NICOLETTA Adele (anni 12): era la figlia del falegname Beniamino Nicoletta, che abitava in via Roma, nella casa della moglie Olga Bordone. Era una bella bambina che, con il cugino Guido, stava andando a comprare le caramelle. Stavano tutti e due arrivando sul ponte, proprio di fronte al negozio di Ardissone, e lì sono stati colpiti da una bomba. Anche la mamma di Adele, Olga, è rimasta gravemente ferita nella sua casa ed è stata trasportata all’ospedale di Ivrea. Sette anni dopo è morta per cancrena alla gamba. Il papà di Adele, Beniamino, e il fratello Dante erano in laboratorio, in fondo al paese, e si sono salvati. Il papà ha voluto fare lui stesso la bara per la sua bambina e, mentre la costruiva, il pover’uomo, impazzito dal dolore, cantava.

NICOLETTA Angela in SERRA: era la moglie di Attilio Serra, un uomo che soffriva di un brutto cancro della pelle; è morta in casa sua, sempre in Via Roma. Il marito, invece, che era in piazza, per lo spostamento d’aria si è ritrovato addirittura scaraventato al Castellaccio.

NIROLI Lucia in TOPETTI: è morta in piazza; abitava in una casa che si trovava dove adesso c’è il passaggio dei portici che porta in Via Roma. Era la casa del dottor Mottura e ci vivevano anche i Ratto, quella casa è crollata completamente. Lucia era la moglie del Maresciallo della Guardia Forestale.

PELLEGRINI Giuseppina in GELMINI e la nipotina Luana DOLCI: Giuseppina era una bergamasca, mamma di Andrea Gelmini (anche lui a quel tempo partigiano con Bono). Stava lavando al lavatoio vicino alla Centrale, in Via Breda, insieme alla nipotina Luana Elisa. Nel lavatoio sono morte anche altre donne. È stato completamente disintegrato.

PERDON Romeo (anni 3 ): era il nipotino dei Milani, figlio di Silvestro, è morto anche lui in Via Roma.

PERI Edoardo con i due bimbi Sergio e Cristina: i Peri erano una famiglia di lombardi di Sesto San Giovanni, arrivati a Pont per lavorare all’ILSSA. Il padre era capo in fabbrica ed era appena uscito, anche lui, dal turno di lavoro alle ore 14; si trovava in casa con i familiari. Si è salvata solo la moglie, Adelaide Diamanti.

PERINO Domenico: era il daziere, di Favria Canavese, sposato con Cristina Gribaldo. Aveva due figli, Neve e Gianni. Abitava nella casa Thumigher, dove attualmente c’è il negozio Tendenziale, in Via Emile Chanoux. È morto però nel cortile della trattoria Tabasso, mentre stava facendo la partita a carte con i suoi amici.

PERUCCHIONE Domenica in MAZZINI: era la moglie di Benvenuto, il becchino di Carema. Abitava in Via Roma; l’ha dovuta far estrarre il marito, prendendo gente a pagamento, e poi se l’è caricata su un carrettino e l’ha portata nel cimitero di Carema. È stata seppellita nella parte riservata ai Protestanti, perché era di quella religione.

PERRUCCHIONE Germano con Adriana e Renato (anni 10 e 12): erano un papà con i suoi due figli; abitavano in Via Roma, di fronte alla salita San Giacomo. È rimasta solo la mamma Elvira Martinetti, ferita, con altri due figli.

POLIDORO Lelia in BALDAN: era la moglie di Guerrino, imparentata coi Brun e abitava nell’attuale casa Calliera, in Via Emile Chanoux, dove adesso c’è il bar di Rodolfo Badery.

PRIOD Giovanna ed Itala (anni 10 e 3): erano le figlie di Giovanni Priod e sono morte nella loro casa, sulla piazza.

RASPUGHI Maria in CESAROTTI: era marchigiana, sposata con Antonio, un capo dell’ILSSA; abitava in piazza ed anche la sua casa è stata completamente distrutta.

RATTO Giampiero e Renzo (anni 11 ed 1): erano i due figli di Giuseppe e della sarta, che abitavano nella casa Mottura, sulla piazza. La mamma, rimasta schiacciata dal crollo, ha perso una gamba ed i due bambini sono morti.

RAVERA Luciano, Luisella e Rosanna (anni 8-3 e 7): erano i tre figli del fratello del padrone dell’Albergo Ponte Romano. Venivano da Milano e la madre aveva scelto proprio Pont-Saint-Martin per allontanarsi dalla città e dai bombardamenti. Li aveva portati dallo zio, per farli stare più sicuri, invece hanno trovato la morte nel crollo dell’Albergo. Si è salvata solo la loro istitutrice, che tutti ricordano terrorizzata, rimasta illesa in un angolo di una stanza, a molti metri di altezza, nell’edificio completamento crollato; venne tirata giù dopo ore. I tre bambini, ritrovati sotto le macerie, furono lavati da mani pietose nella roggia del Boschetto e poi allineati, con gli altri cadaveri, sul terrazzo del Dopolavoro.

In quei giorni la roggia di Carema era rossa di sangue per tutti quei corpi lavati.

SACCAGNO Vanda (anni 16): era una bella ragazza tanto amica di Bianca Dalle. Andava a cucire dalla signora Ratto ed è rimasta ferita lì, in casa della sarta, poi è morta all’Ospedale di Ivrea e con lei c’era anche Bianca Dalle.

TONINO Eugenio (anni 13): era un cugino di Raimondo ed abitava a Torino. Veniva in vacanza, d’estate, dai parenti, alla Stazione. Quel giorno stava andando in centro per fare delle commissioni per la sua maestra e passava sul ponte nuovo. Ha trovato la morte proprio lì.

TRAMONTANA Teodoro con Giuseppe e Piera (anni 11 e 7): erano il messo comunale con i suoi due figli; abitavano nel castello Baraing. Il padre è morto nella trattoria Tabasso, dove faceva una partita a carte. Giuseppe era in piazza con i compagni, a giocare, ed è morto lì. Piera era appena uscita dalla casa della maestra Rina Vuillermoz, dove era andata a ripetizione. Forse si trovava in Via Roma, quando sono cadute le bombe… Il suo corpo non è stato mai più ritrovato e la madre Marianna, unica superstite della famiglia, è diventata pazza dal dolore.

VALLOMY Vittorio (anni 19): era dal barbiere Busca, nell’attuale casa di Ardissone a lato del ponte. È morto insieme al barbiere, perché la casa fu centrata in pieno. I suoi genitori lo hanno trasportato a Lillianes e lo hanno seppellito lassù.

VECCHIETTI Angela ved. BENEDETTO: era la tabaccaia ed aveva il negozio attaccato all’Albergo della Posta, vicino al negozietto dei Casale, lungo l’attuale Via Emile Chanoux, dove ora si trovano il Bar di Badery e l’agenzia dei pullman.

VERCELLIN NOURISSAT Vitale: era il papà della moglie di Cleto Bus, di Lillianes, sposato con Maria Marthyn ed abitava al Marchetto, dove è morto.

YEUILLAZ Andrea ed Ida (anni 14): era uno zio d’attuale Sindaco Alberto Cretaz ed è morto, con la nipote Ida, figlia di Ferdinando, nella sua casa a lato del ponte romano, al Marchetto.

ZANCARDI Virginia ved. FEDERICI: era una signora vercellese, che faceva la sarta ed abitava vicino alla casa del sarto Thedy; ha lasciato due orfanelle.

ZANINI Nicola: era un bresciano di Bienno, arrivato a Ponte per lavorare all’ILSSA e sposato con Carmela Rossi; abitava dalla signora Fey, in Via Roma, ed è morto lì.

Abbiamo ricordato almeno 111 vittime del bombardamento. A queste si devono aggiungere dieci persone che non conosciamo: una De Lorenzi in Innocenti, una Chentre ved. Cuccureddu, una Gallo, un Agnesod, un Lazier, un Colliard, un Gros-Jacques, un Magistri, un Fabbris e un Vittoz.

Si aggiungono ancora nove soldati, sia tedeschi che italiani, per un totale certo di 130 vittime”

(Interviste ad Augusta Beuchod, Margherita Baghi, Rina e Zita Vuillermoz, Cesira Chiapusso, condotte da Silvana Miniotti nell’aprile, maggio e giugno 1994, in occasione del 50° ANNIVERSARIO del BOMBARDAMENTO)

Un grazie particolare ad Augusta Beuchod che, con la sua memoria fotografica, ha ricostruito ed ha potuto riferire in quali vie e case abitassero le vittime. Una vera enciclopedia della memoria!

La povera Augusta ha avuto la casa polverizzata, però tutta la sua famiglia si è salvata, perché in quel momento il marito era in fabbrica e lei, con i due bambini, era in fondo al paese, lontana dal centro.

Avendo perduto tutto ed essendo d’estate, ha dichiarato di essere rimasta senza vestiti per mesi e addirittura senza calze fino al mese di dicembre (per questo motivo, da quando le ha riavute, non si è più tolta le calze neppure per andare a dormire).

Non le sono stati dati, per ben due volte, i generi di sostentamento ed il vestiario (come anche a tutta la gente di Perloz), perché Giuseppe Faustini, che era il Commissario Prefettizio e sovrintendeva alla distribuzione, le aveva detto che “ ai Comunisti non spettava niente”.

Infatti il marito, Giovanni Rossi, dichiarato comunista, veniva anche portato in caserma ed arrestato a scopo cautelativo ogni volta che un alto gerarca fascista doveva transitare per il paese.. Per il passaggio del DUCE restò tre giorni in guardina, nella caserma dei Carabinieri.